Building Information Modeling: necessità od opportunità?

Ma cos’è sto BIM?

Building Information Modeling (BIM), tre parole che racchiudono un bel pò di novità nel settore delle costruzioni. Un passo indietro per capire meglio di che si tratta.

Prima delle opere che hanno reso celebri archistar come Gehry o la compianta Hadid, specie nel Belpaese, eravamo abituati a pensare un edificio come ‘manufatto’ (fatto a mano appunto).

Nonostante l’arrivo del CAD (Computer Aided Design) il disegno d’architettura subì per anni un unico cambiamento: la sostituzione del pennino col mouse. Il disegno e la rappresentazione del progetto rimasero legati alle due dimensioni. Solo di recente il tecnico ha trovato utile progettare, rappresentare e comunicare il progetto in tre dimensioni. Un bel pasticcio all’inizio: i progetti dei grandi architetti digitali (i già citati Hadid e Gehry e Calatrava fra loro) diventano veri e propri rompicapo per le imprese che iniziano a organizzare strategie di fabbricazione e gestione del cantiere capaci di controllare quella enorme complessità. Disegno, tecniche e materiali confluiscono così in un unico flusso prescrittivo, gestito da software e vere e proprie ‘task force’ che si occupano, per la prima volta, di piegare quel ‘manufatto’ alle logiche complesse dei vettori di ogni singola superficie digitale: è nato il BIM e resta per molto poco più che uno sconosciuto. Solo il successo conclamato di progetti come il Guggenheim di Bilbao (Gehry, 1997) rendono questa pratica interessante e popolare. Così interessante che paesi come UK, Danimarca, Paesi Bassi, Norvegia e Finlandia eleggono il BIM a standard per i progetti pubblici.

In effetti quello che agli albori era parso un esercizio mirato a governare complessità folli nelle costruzioni sembra utile a rendere più veloci, economici e performanti cantieri anche di media complessità. In altre parole quell’insieme di disegni tridimensionali, dati prodotto e relazioni tra gli attori del cantiere permette un bel risparmio di quattrini e un maggiore livello di qualità dei processi.

Qualche numero: risparmi del 30% sui costi di fabbricazione, del 50% sui tempi di realizzazione e sulle cause inquinanti insite in cantiere ed edificio. Prima del BIM un progetto e l’opera che lo seguiva erano organizzati per fasi legate da relazioni conflittuali: progetto, permessi di costruire, cantiere ecc. Il livello di approfondimento e dettaglio del progetto, ma ancor più, l’assenza di un progetto coordinato dei vari sistemi dell’edificio, rendeva necessarie continue verifiche di cantiere e varianti nei progetti.

Di qui aumento dei costi per i tempi più lunghi, revisioni di progetto, acquisto di nuovi materiali e prodotti e, in casi non rari purtroppo, la demolizione di parti di quanto appena costruito. Oggi, immerso in ambiente BIM, il progetto viene rappresentato in forma tridimensionale dettagliata con tutti i sistemi che lo compongono. Ciascun attore del cantiere ne osserva, modifica e memorizza ogni aspetto, grazie al supporto dei responsabili BIM, prima, durante e dopo il cantiere. L’aggiornamento del progetto avviene in tempo reale ed è immediatamente disponibile a tutti, compresi i fornitori di materiali e componenti: se devo cambiare le finestre del terzo piano modifico il disegno, cambio il componente e il prezzo si aggiorna in automatico assieme a quello delle tapparelle, degli intonaci e di ogni altro componente che entra a contatto con quelle finestre. Sembra fantascienza ma è solo pratica progettuale d’alto profilo.

Comments

comments