Riparare o buttare un elettrodomestico è innanzitutto una questione ecologica

Periodicamente ci imbattiamo nella sempre presente l’annosa questione se è meglio riparare un elettrodomestico guasto oppure comperarne uno nuovo. L’aspetto economico fa la sua parte di sicuro, ma gioca un buon ruolo anche la ricerca del tecnico per l’assistenza e il tempo che ci si impiega a trovarlo e portare l’elettrodomestico in sede con relativo trambusto (una cosa è portare un computer a riparare,  altra faccenda è portare a riparare un frigorifero), il tempo passato senza l’elettrodomestico e le sue funzioni da ovviare in qualche modo. Non che comunque questo sia impossibile.

 

La ricerca dell’assistenza giusta del nostro elettrodomestico è un fattore fondamentale in questo contesto: in questo modo la longevità del nostro apparecchio sarebbe garantita nel tempo senza inutili sprechi di soldi e inutile inquinamento. La buona norma è procurarsi preventivamente il numero di un riparatore di fiducia, che si cerchi una buona assistenza elettrodomestici a Torino, a Verona o a Trento la sostanza non cambia: il numero di telefono del riparatore deve essere a portata di mano in quanto la nostra lavatrice o forno non ci avvertiranno prima di guastarsi definitivamente!

Però, se vogliamo, l’era consumistica e magari pure l’obsolescenza programmata  (una pratica diretta a stabilire la durata limtata nel tempo degli elettrodomestici per far si che dopo un tot di tempo si guastino e così  si sia obbligati a comperarne uno nuovo) giocano un ruolo non indifferente nella scelta.

I vari fattori coinvolti nello smaltimento dell’elettrodomestico rotto

Obsolescenza programmata a parte (non è una cosa provata effettivamente ma ne esistono moltissimi casi) la questione se riparare o no gli elettrodomestici ha un altro aspetto, si potrebbe dire trascurato da molti. Quello ecologico.

Infatti non a tutti è noto che i materiali interni di cui gli elettrodomestici sono costituti, hanno capacità inquinanti, o meglio non sono smaltibili col tempo, quindi il lasciarli nei cassonetti della nettezza urbana è una pratica decisamente scorretta e soprattutto poco rispettosa dell’ambiente.

Si potrebbe obiettare che se esistono i cassonetti per la raccolta differenziata di plastica, carta, lattine e vetro e per la carta perché non crearne anche uno per gli elettrodomestici guasti da buttare via?

Quante volte si sono visti abbandonati accanto ai cassonetti vecchi televisori o vecchi monitor di computer o addirittura computer stessi, per non parlare di lavatrici o frigoriferi? Questo è favorire inquinamento da rifiuti elettronici, e tra l’altro non molti sanno che questi prodotti elettronici hanno componenti che possono essere recuperati e che favorirebbero al risparmio almeno energetico se appunto venissero recuperati efficacemente.

Quale sarebbe allora la risposta? Ce ne sarebbero almeno due, una è portarli nelle isole ecologiche cittadine dove verrebbero opportunamente trattati, anche se ci sarebbe il “disturbo” di doverci andare con l’elettrodomestico guasto. Un’altra è chiamare il servizio di nettezza urbana cittadina  e dovrebbero fare loro quanto sopra.

 

La terza è quantomeno poco conosciuta e si tratta di portare l’elettrodomestico di cui ci si vuole sbarazzare nel negozio dove si vuole acquistare l’equivalente funzionante e appunto, proprio in virtù dell’acquisto, richiedere che il vecchio elettrodomestico venga ritirato o al momento dell’acquisto in sede, oppure quando verrà consegnato il nuovo prodotto al proprio domicilio. Una cosidetta permuta dell’elettrodomestico.

Se ad alcuni tutto questo dovesse sembrare complicato o fastidioso va ricordato che l’ecologia è affidata a tutti, nessuno escluso.

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